Mr. Matt Freeman
Chissà che cosa avrebbe combinato l’illustre Sig. Matt Freeman con un marcantonio di contrabbasso di quasi un metro e ottanta fra le sue mani? Già perché nei Devil’s Brigade lui, che è già di per sé un bel marcantonio, suona il contrabbasso. Lo suona “alla furia cieca” e “senza esclusione di colpi” ma con classe e tecnica degna del migliore bassista della scena indie punk rock mondiale.
A questo giro però il marcantonio (il contrabbasso) non c’era. Per Matt problemi alle dita della mano sinistra, ai polpastrelli, alle falangi, al polso… Boh. Non è che si sia capita bene la spiegazione del misfatto, nel suo slang da bad boy di Albany/Berkley (L.A.) impastato con la sua voce roca, rauca e graffiante da whisky e tabacco (anche se da un po’ di tempo li ha smessi). Comunque niente contrabbasso. Solo basso. Classico, quattro corde. Il suo Fender Precision bianco panna. Inconfondibile. Il basso che lo ha accompagnato per quasi tutta la sua carriera (forse non ancora negli Operation Ivy, sicuramente nei Rancid già dell’epoca di Let’s Go, forse Dancehall Crashers e di certo Social Distortion). Matt si è scusato dell’inconveniente, si è messo la tracolla, plettro in mano, jack “plugged in” e i Devil’s Brigade hanno iniziato a suonare. E il Cage Theatre (Livorno) ha iniziato a tremare. Punk Rock misto a rock’n’roll e rockabilly. I fan dei Rancid (tantissimi) presenti hanno di certo apprezzato. E lo hanno fatto capire tra stage diving, cori, balli, rutti e fontane di birra in aria in perfetto stile punk (1998 – Teste Vuote Festival docet).
Rancid style 100%. Il disco dei Devil’s Brigade è prodotto da Tim Armstrong, le canzoni scritte a quattro mani (Matt Freeman e Tim Armstrong) e c’è anche qualche incursione dell’altro illustre Rancid: Lars Frederiksen (voce e mandolino). Tutto fatto in casa, una grande famiglia. Matt se la suona per un’ora buona accompagnato da Rob Milucky alla chitarra (si sapeva da tempo che non ci sarebbe stato Tim Armstrong in tour con lui) e Jamie Reidling alla batteria. Confezionano uno show con i controfiocchi (o, se vogliamo rimanere in gergo punk, con i contrca..i) e regalano pure due pezzi Rancid orginal (tra cui la Tenderloin di Let’s Go!).
Ah, e alla faccia dei problemi alle dita, Matt ci lascia il ricordo di un assolo fotonico per precisare chi è ai più giovani! Fantastico. Poi una pettinata ai capelli, perfettamente ingellati, via al bis di dovere e tanti saluti al pubblico di Livorno. Yeah!
La premessa sul concerto è stata lunga. Ma sono di parte. Mi sono trattenuto. Avrei potuto sbrodolare molto, molto, molto di più. Adoro i Rancid ed adoravo gli Operation Ivy. Nella mia carriera di musicista sono stati i gruppi più influenti, più cantati, più ascoltati e più coverizzati sul palco e nell’afosa sala prove. Matt Freeman c’è sempre stato, con Tim Armstrong. Si capisce perché sono di parte. Ma è veramente bravo, non scherzo! Mi ha colpito anche la totale assenza di roadie sul palco. Nessuno stuolo di staff ad asciugare il sudore, a sistemare i cavi, ad imboccare e ad accudire i musicisti. Matt e co. si sono montati i loro ampli, fusti e piatti, hanno accordato gli strumenti e fatto il check voce tutto da soli. Come se fossero una band di teenager al loro primo concerto. D’esempio per tutti.
Ora fotografie. Photo pit molto atipico, su esplicita richiesta della band. Erano transennate solo due piccole aree ai lati del palco. Poca libertà. Una volta scelto il punto non c’era molto margine di muovere i piedi. Ma noi abbiamo il dono dell’ubiquità e ci siamo piazzati da una parte e dall’atra, e via di cambio lenti, alzare e abbassare il punto di vista, prove con live view e macchina in terra per tirare fuori il meglio da una situazione un po’ costretta. Però… Foto free per tutto il live! E vai! ISO alti (1600-3200-6400) e diaframmi aperti (1.4 – 2 – 2.8) per acchiappare più luce possibile da quello che regalavano i fari del palco del teatro. La scelta (immaginiamo della band) di non avere luci bianche frontali ci ha un po’ fatto dannare. Abbiamo lavorato piuttosto sui backlighting e i controluce cercando di fermare i rari momenti di luci alte, sperando che coincidessero con qualche bella espressione dei performers.
Il risultato di tanto sudore è nella gallery qua sotto.
Ultima nota della serata, ad aprire ci sono stati i bravi, giovani e toscani Astrophonix. Rock’n’Rolla, Rockabilly, Psycobilly da chitarra semiacustica e contrabbasso in perfetto stile marcantonio. Hanno saputo scaldare la platea alla grande. Bravi! Foto ricordo anche per loro.
Come dicono tutti ma proprio tutti i cantanti stranieri in territorio italiano “Grazi, grazi” a Toto, Mimmo e Patrizio del Cage (www.thecagetheatre.it), Matt e Simone di Hellfire Booking Agency (www.hellfirebooking.com) e a Matt Freeman per la sua presenza. Uno special big hug al Cino che più di me ha adorato Matt Freeman e si è scavato i polpastrelli sulle spesse e ruvide corde del suo basso, walkman nelle orecchie e “Journey to the End of The East Bay”!
Umberto: Prima di passare la parola alle foto vorrei aggiungere una breve nota – il testo, ricco, stracolmo di emozioni di gioventù, di rock e punk mescolati in una miscela esplosiva, é stato scritto dal mio amico fraterno, compagno d’avventura e socio, Paolo! Lo sottolineo perché mai e poi mai sarei riuscito ad esprimermi così bene ma soprattutto a trasmettere tanto in così poche righe. Io l’altra sera c’ero, a tre metri sulla tua destra… ma le tue parole mi hanno fatto rivivere tutto anche oggi, davanti a questo monitor pronto per regalare a tutti quanto segue…
Devil’s Brigade – click to view
Astrophonix – click to view












