Condizioni perfette… risultato mediocre!

Normalmente pubblichiamo dei posts con scritto: abbiamo fatto questo e quello… guardate che belle foto… che bella grafica ecc. ecc. Dicono che “to be successful you need to project an image of success” e forse é anche vero, ma a noi piace essere onesti e quando sbagliamo, quando il risultato é mediocre preferiamo dirlo apertamente, spiegarne i motivi, analizzarli assieme a voi.
Luogo del misfatto: Ex Ceramiche Vaccari, concerto MODÀ in occassione di Bellacanzone 2011. Quando: sabato 13 Agosto.
Innanzitutto ci tengo a precisare che il team duzimage non era al completo con Paolo occupato con del sano family business, quindi unico autore di tanta mediocrità sono solo io :)
Come sempre, grazie alla gentilezza e disponibilità dell’Orchestra di Massa Carrara, ero accreditato con a disposizione i primi tre brani da un photo pit decisamente ottimo – altezza palco perfetta, spie distribuite in modo da non coprire sempre le gambe degli artisti, spazio di movimento adeguato, amici / colleghi di alto livello, luci ok e security ultra gentile che ci ha scortati dentro e fuori dal pit in maniera garbata (cosa purtroppo rara). Insomma, era tutto perfetto!

E quindi…?

Non ero concentrato. Non sono riuscito ad entrare nella mia “dimensione” o come la chiama la mia fidanzata, la mia “LallaLand”. Prima del concerto mi sono messo  a chiacchierare con gli amici fotografi che mi stavano accanto, ho goduto della loro compagnia e del fatto di essere, ancora una volta, a fare ciò che più amiamo! Ma non mi sono preso il tempo di “sentire” ciò che stavo per fare. Condizione, per me, necessaria per riuscire a dare il massimo, per ragionare su ogni singolo scatto – fosse anche a 9fps – per prevedere il gioco delle luci, per muovermi in armonia con ciò che mi si presenta davanti. In quei “pacchetti preconfezionati di tempo” (che in media si aggirano attorno i 10 minuti) entro in uno stato di totale “assenza” se rapportato con ciò  che mi circonda (persone – rumori – movimenti) ma di totale concentrazione e “immersione” in ciò che sto fotografando. É come se il tempo rallentasse, le persone si muovessero più lentamente permettendomi di studiare la migliore inquadratura. Con la coda dell’occhio scorgo Paolo come se uno fosse l’estensione dell’altro regalandomi la tranquillità di chi ha appena guardato nel proprio display trovandovi l’immagine che cercava e prendendosi la libertà di passare ad un nuovo scatto senza dover tornare sui propri passi per migliorarli. Lui ha li scatti che non ho io e viceversa. Il nostro lavoro si completa!

Sabato ero in uno stato che uno psicologo definirebbe confusionale. Ho scattato direi alla rinfusa affidandomi alla fortuna; senza un totale raziocigno, senza aver “sentito e visto”. C’é una bella differenza tra guardare e vedere!

Io ho solo guardato ed il risultato é quanto segue.

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